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Obiettivo Nasim
Valutazione utente: / 12
ScarsoOttimo 
Scritto da tvr   
lunedì 08 ottobre 2007

A Cala Maestra non c'è nessuno, il cielo è grigio e le nuvole girano pigramente trascinate dallo Scirocco. E' una luce un po' triste quella che gioca sulle increspature dell'acqua. L'aria è pesante e il caldo afoso ottunde il respiro, ciononostante fatico a contenere l'entusiasmo. Ero sceso sul “posteggio” verso la fine dello scorso inverno ed il Nasim II° rimaneva un obbiettivo che nell'aspettativa avevo mitizzato. Rappresentava al contempo un traguardo ed un punto di partenza, lo vedevo come la svolta tra le immersioni ricreative e quelle tecniche. L'inizio di una nuova avventura, un nuovo modo di andare in acqua.

E' con questi pensieri e con un sorriso senz'altro un po' ebete che mi appresto al rito della vestizione. Sottomuta, muta, scarpe, zavorra... Zavorra!? Dov'è la mia zavorra? Dov'è la mia cintura? E dove altro potrebbe essere se non a terra? Evidentemente il cretino che è in me aveva deciso di risvegliarsi giusto prima dell'imbarco sul gommone lasciando la cintura da qualche parte a Porto Ercole. Si rovista nel gommone e cinque chili di piombo si recuperano, però rimane il problema della cintura. Così si sistema la zavorra sull'imbrago del GAV non prima di essermi assicurato di aver sistemato il coltello a portata di mano.

Indosso il 12+12 così bianco da suscitare le ire di Simone perché “spara” nelle riprese e sistemo l'imbracatura; stringo, tiro e mentre sbuffo sorrido all'indirizzo della filosofia minimalista. Ho eliminato un altro pezzo dell'attrezzatura, molto minimalista, molto DIR...

Seduto sul tubolare controllo gli erogatori. Quanto mi piace questa cosa del cappio al collo e dell'elastico! Pompatina al GAV ed alla muta e mi lascio scivolare in acqua. Giro attorno al gommone e recupero la 7 litri con il Nitrox 50. Mi passano la macchina fotografica e dopo pochi click di moschettoni sono finalmente pronto. Ok, fino a qui ci sono.

Ci guardiamo con Simone. Lui sa che significato attribuisco a quello che stiamo per fare. E' un amico in acqua e fuori, è bravo e di lui mi fido ciecamente. Mi sorride ed io gli sorrido. Via l'aria, si scende.

Assumo l'assetto orizzontale, compenso e mi fermo a -5. Con Simone controlliamo reciprocamente eventuali perdite. E' tutto in ordine ed al suo segnale mi lascio cadere verso il fondo. Non ho difficoltà con la compensazione così non freno la discesa mentre cerco disperatamente l'ombra del Nasim; si sono pianificati 20 minuti di fondo e non voglio perdere nemmeno un secondo.

Ci fermiamo a -50 dopo 3 minuti. Mi sento benissimo ma sono imbufalito, dove diavolo è il Nasim? Simone mi chiede “OK?”. Sì, sì ok, gli rispondo ma, con un gesto molto napoletano, aggiungo “dove accidenti è?”. Sorride e forse anche ride dietro la cinepresa, scuote la testa ed avanza un paio di metri. Lo seguo e giusto dopo un paio di pinnate mi appare la Nave. Davanti a noi c'è la chiglia, è più bella di quanto immaginassi. Sono così emozionato che scordo di scattare qualche foto.

Mi riprendo dallo stordimento e realizzo che siamo a mezza nave. Ci avviciniamo e giriamo attorno e sotto la poppa passando prima vicino all'elica di dritta. Guardo le quattro pale, mi ricordo di avere la macchina fotografica ed inizio a scattare. Il Vr3 segna -59. All'altezza della coperta di poppa mi allontano un po' per vedere il Nasim da quello che una volta sarebbe stato l'alto. Sono affascinato, incantato. Guardo il relitto e quasi fatico a credere dove sono. Simone mi chiama, mi fa cenno di seguirlo. Mi avvicino e m'infilo anch'io nel ponte di comando.

Cerco di non alzare sedimenti mentre scatto fotografie. Una cernia nuota pigramente mentre le aragoste sembrano salutarci dai loro pertugi. Sono qui in pieno assetto da bombolaro e mi sto divertendo come un matto alla faccia dei gialli canarini senza bolle. Se i subacquei si divertissero solo la metà di quanto mi sto divertendo io, in superficie ci sarebbe la coda di barche e gommoni davanti a Cala Maestra.

Sto strisciando in questo mondo magico quando avverto un forte, secco schiocco alla mia sinistra. Non riesco a girarmi, non riesco a vedere, ma con l'orecchio sinistro distinguo chiaramente un rumore di bolle. Seguendo quello che m'è stato insegnato alzo il braccio sinistro per chiudere il rubinetto con l'unico risultato di abradermi una mano sul metallo. Maledizione, non ho spazio a sufficienza per arrivare alla rubinetteria. Simone mi precede, ma non può accorgersi di quanto sta accadendo. E se anche fosse, non potrebbe di certo girarsi per aiutarmi. Respiro profondamente e cerco di ragionare ascoltando con più attenzione il rumore delle bolle. Lo sento distintamente ma non è forte, non può essere l'o-ring del rubinetto. Prima di infilarmi in quel buco avevo controllato il manometro ed avevo più gas di quanto pianificato. Mi tranquillizzo e guadagno l'uscita evitando di spintonare Simone che costantemente mi precede.

Appena fuori mi controllo velocemente. Sto per chiudere il rubinetto quando capisco che perdo aria dal VIS, anzi no, perdo aria dall'attacco della frusta al VIS. Simone si è accorto del fatto e mi sta facendo segno di scollegare la frusta mentre la mia mano, quasi fosse animata di vita propria, corre a toglierla. Lui vi arriva prima di me, “plop”, via la frusta e basta bolle.

Sono partito senza la cintura ed ora sono pure senza GAV. Sempre più minimalista, sempre più DIR...

Controllo il manometro, ho perso il vantaggio di gas che avevo accumulato ed ora sono perfettamente in linea con la pianificazione. Benedetti software decompressivi, anche gli imprevisti calcolano!

Simone mi chiede ancora una volta se è tutto ok. Sì è tutto ok, si continua la visita. Scattando un paio di foto alla gru delle scialuppe di salvataggio mi accorgo che il flash non funziona più. Nella concitazione dei momenti precedenti ho sfilato il cavo che invia l'impulso luce al flash. Nulla di grave, ma non ho voglia di trafficare per risistemarlo. Lentamente pianeggiamo verso prua alzandoci contestualmente di un paio di metri. Mi fermo pochi secondi per una sorta di saluto, un arrivederci ad una Nave che mi ha dato più emozioni di quanto immaginassi. “Tornerò a trovarti” gli dico “Grazie Nasim. A presto”

Stacchiamo al diciottesimo, un paio di minuti in anticipo su quanto previsto. Seguiamo i Vr3 ed il primo stop è a -39, quindi a -27. A meno -21 passiamo al Nitrox 50 e ci godiamo Giannutri.

Usciamo dopo 87 minuti. Sono felice, euforico. Grazie Nasim.

 
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